Ashré è parola antica. Viene da una lingua che, come tante, diceva i vissuti dell’uomo, una lingua le cui parole erano fatte di terra, di giorni, di vita. Beato chi è in cammino con gli altri: questo il contenuto della parola, nata sulle labbra di un popolo, quello ebraico, che aveva il senso e l’esperienza della strada come fatto unitario, inscindibile.

Ashré è un modo di dire la Vita con gli altri. Uno dei modi in cui questa Vita può essere declinata anche da chi, a causa della propria diversa abilità mentale, pur facendo parte della famiglia umana, non gode ancora in pienezza di quei diritti, di quelle libertà fondamentali e quelle opportunità che sono proprie di ogni persona.

Ashré è un luogo in cui sono scoperti e riconosciuti i preziosi contributi, esistenti e potenziali, apportati da persone con disabilità in favore del benessere generale e della diversità di ogni comunità umana, per questo muove costantemente qualcosa per la piena partecipazione alla vita sociale delle persone con disabilità mentale e considera la diversità quella ricchezza che aiuterà il nostro mondo occidentale a riportare al centro delle sue preoccupazioni l’uomo, il suo bisogno di appartenenza e di progresso in ogni dimensione del suo essere, prima fra tutte quella relazionale.

Ashré è un tempo al futuro: è quel tempo in cui coloro che sono diversi vivranno la gioia di incontrarsi e di godere del dono delle rispettive bellezze; quel tempo in cui il mondo diventerà a misura di tutti, semplicemente facendosi a misura degli ultimi; quel tempo in cui il dono sarà attinto dal tesoro della propria fragilità e della propria debolezza piuttosto che da quello della propria forza e della propria ricchezza.

Ashré è già un tempo al presente, declinato nella festa di un incontro amicale che scommette sulla conquista degli spazi della città che sembrano inaccessibili ai diversamente abili e nell’impegno di un servizio rivolto a coloro che, pur portando il peso e la sapienza della storia, la Storia relega ai margini della vita attiva e delle relazioni, e possono essere visti solo da coloro che hanno gli occhi allenati a leggere la Vita tra le pieghe degli inciampi quotidiani che il limite impone. Al confine tra il presente e il futuro, tra l’allegria della compagnia condivisa e la scommessa di un domani diverso, l’Ashré muove i suoi passi cauti sul bordo misterioso tra la vita e la morte e si fa testimone silenzioso e partecipe del passaggio cui ciascuno è chiamato per vivere.

Ashré è segno nella città di un intreccio di generazioni - giovani, adulti e anziani - che rompe la solitudine, libera l’umanità e apre alla bellezza della compagnia in tutte le condizioni di vita.

In Ashré, prima di tutto, ci sono gruppi di amici,promossi dalla Comunità della Casa, che portano il nome di un albero: Ulivo, Quercia, Acero Rosso, Biancospino, Mandorlo…

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