Il 2025, quinto anno del nostro laboratorio di espressione, ci ha visti nuovamente affrontare una sfida, anzi due. Entrambe raccolte ed entrambe vinte!

Ma andiamo con ordine: l’anno scorso avevamo realizzato le riprese del cortometraggio ispirato alla celebre novella “La giara” di Pirandello: costumi, trucco, riprese, green screen… e poi la lunga fase di montaggio e video editing. Un lavoro, nell’insieme, complesso e impegnativo.

Ma il teatro, la sua magia, la sua potenza espressiva, ci chiamavano a fare un passo avanti. E così, abbiamo deciso di lanciarci nell’avventura della clownerie.

Per noi volontari, un linguaggio antico e familiare, che affonda le sue radici nell’esperienza dei Barabba’s clown al centro Salesiano di Arese per ragazzi e giovani in difficoltà. Un linguaggio senza parole, che arriva al cuore di ognuno e permette ad ognuno di mostrarsi per come è. Un linguaggio che coglie il lato poetico della realtà e sa tenere insieme il sorriso e la lacrima che le cose nascondono.

Per gli amici di Essenze, una grande possibilità espressiva: per alcuni di loro, che meno hanno accesso al linguaggio verbale, un canale per entrare in contatto con se stessi in termini di emozioni e mondo interiore, e provare ad esprimere qualcosa che normalmente non trova il modo di emergere. Ma si trattava anche di una sfida, anzitutto perché nella clownerie tutto si immagina e si fa immaginare, e praticarla richiede una certa familiarità con il linguaggio simbolico. Ce la faremo? Proviamo!

Per cominciare, una valigia, oggetto simbolico che scatena la curiosità ma anche la giocosità del gruppo. Scopriamo che si può giocare con le cose che si vedono e con quelle che non si vedono, che il nostro sguardo può fare esistere; scopriamo che ogni gesto, il modo di camminare, il modo di incontrare l’altro dice qualcosa di noi. Facciamo la conoscenza dei due clown della tradizione del mimo, Bianco e Augusto, impariamo a riconoscerne al volo i modi. Diventa naturale rispecchiarsi in loro: “tu sei proprio Bianco, così precisino”, “io mi sento Augusto perché sono un tipo dispettoso” … e via delineando il proprio volto, e quello dei propri amici.

Poi la scoperta dell’abito e del trucco, altri modi per rivelarsi e non per mascherarsi, le gag improvvisate, inventate insieme, riprovate per affinarle.

Si avvicinava intanto l’evento di presentazione del cortometraggio realizzato l’anno prima: tutti i nostri fan sarebbero stati invitati all’anteprima in un piccolo ma prestigioso auditorium.

Idea! E se facessimo precedere la proiezione da una gag fatta da noi? La sfida appare subito in tutta la sua portata: si tratta di recitare in diretta! Esperienza assolutamente nuova e impensabile fino a poco tempo fa: eppure, i risultati incoraggianti del laboratorio di clownerie ci spingono ad osare.

Faremo la gag del cinema: un pubblico un po’ squinternato che prende posto per assistere ad una proiezione, con tutto il relativo repertorio di situazioni comiche: un classico, nel suo genere.

Ecco allora che delineiamo i personaggi, che non sono in realtà personaggi, ma siamo proprio noi visti con “occhi da clown”. Il gentiluomo, le amiche del cuore, quella col panino da acquolina in bocca, il caciarone, la precisina, i testa-fra-le nuvole… ognuno ha il proprio posto, si ritaglia una parte, che si incastra alla perfezione (almeno, questo è l’obiettivo!) con quelle degli altri.

Ora si tratta di provare… e provare, e provare, e provare… fino a che gli incastri iniziano a funzionare, le interazioni a realizzarsi senza sforzo apparente, il clima della gag ad accendersi.

Tutto facile? Non possiamo nasconderlo, di pazienza ne è servita tanta. Ma la sera dell’evento si è realizzato un piccolo miracolo. Eccoci lì, ciascuno col suo abito e il suo trucco, inspiegabilmente tranquilli, pigiati dietro le quinte e pronti ad andare in scena.

Sarà stata l’adrenalina, o l’affetto del nostro pubblico che ci motivava a dare il massimo, ma tutto è andato davvero per il meglio, tanto da sfiorare la standing ovation degli spettatori.

Se non ci credete, guardate le nostre facce di quella sera: la foto di gruppo dice più di molte parole.

Il percorso fatto rappresenta per noi un salto di qualità. Se, infatti, da sempre l’obiettivo del laboratorio teatrale è quello di offrire ai nostri amici nuovi linguaggi espressivi, dobbiamo riconoscere che con la clownerie si è aperta per ciascuno di loro la possibilità di esplorare e manifestare nuovi tratti del proprio volto, arricchendo una narrazione di sé che talvolta rischia di essere eccessivamente semplificata.

Arricchiti e gratificati da questa esperienza, per il nuovo anno non resta che… immaginare il futuro!

Valentina Marotta

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